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Lago di Piamboglio. Escursionismo Alpe Devero

23 Maggio 2010

Lago di Piamboglio Il racconto che leggerete è stato scritto da una partecipante all'escursione.

Domenica 23 maggio, giornata spettacolare dopo giorni di pioggia interminabile : pieno sole e niente nuvole, l’ideale per fare una bella escursione in montagna; meta: lago di Piamboglio presso l’Alpe Devero;
Dopo i saluti al punto di ritrovo a Gravellona Toce, si parte, puntualissimi , alle 7:30 . Una piccola sosta caffè e rifornimento d’acqua, che in montagna sotto il sole non è mai abbastanza.
Con grande sorpresa arrivati al Devero , poche sono le auto parcheggiate
e questo ci lascia sorpresi poiche’ il clima e’ perfetto per una passeggiata .
Che fortuna ! Solo qualche persona qui e là, ma soprattutto silenzio…c’e un paesaggio che riempie l’anima: cime e cime di roccia nuda, neve e ghiacciai e prati d’erba verde elettrico tappezzati di Crocus bianchi e viola. Piccole pozze di acqua semi-ghiacciata dove però si potevano vedere alcuni girini di rana……che nuotano veloci.
A Crampiolo comincia la salita, prima tappa: lago Devero.
La camminata si snoda tra boschi di Larici, cespugli di rododendro che promettevano un’abbondante, futura, esplosione di fiori.
Sul cammino incontriamo molta neve, ma non e ‘ un ostacolo per noi arditi e marmotte che ci accompagnano con i loti fischi .
Il lago e’ fantastico con dei colori vivacissimi dal blu intenso all’azzurro zaffiro, al bianco dei pezzi di ghiaccio che galleggiano sull’acqua che sembrano tagliati con un coltello. Il sole si riflette così intensamente che e ‘ impossibile togliersi gli occhiali.
D’ un tratto un particolare, osservato da una signora del nostro gruppo, che ti fa come risvegliare e renderti conto di dove sei: l’ombra del ghiaccio un’ombra che le lastre galleggianti proiettano sul fondo del lago, una sottile linea blu scuro quasi sfuggente a uno sguardo poco attento. Il dettaglio che mancava per completare il quadro.
Sulla neve si cammina a fatica, si scivola e si affonda con una gamba o entrambe in 2 metri di sedimenti, ma questo rende più interessante la passeggiata.
Durante il percorso apprendiamo la differenza tra due tipi di licheni, tra cui uno che cresce un millimetro all’anno ( ci sono delle chiazze molto grandi sulle rocce, quasi fossero dei fossili “viventi”) e uno tossico proprio quello che avevo preso in mano due minuti prima… Roberto ci illustra la flora circostante ma sempre e’ vigile e attento e ad ogni occasione ci spiega come si deve affrontare una salita su una frana dove le rocce possono rotolare sulla testa di quelli di sotto o come si cammina su un costone innevato.
Più avanti il vero “ostacolo” e’ una camminata un poco più impegnativa, almeno dal mio punto di vista, su un costone di neve a picco sul lago. La prospettiva di scivolare non e molto allettante; per fortuna che le guide hanno tracciato la strada con le impronte dei loro scarponi per segnarci il luogo dove devono essere messi i nostri piedi. Molto lentamente siamo passati tutti; il segreto, personalmente, era mantenere la concentrazione, che è un utile esercizio anche nelle cose di tutti i giorni, solo sulle tracce senza pensare all’ immensità del vuoto sottostante.
Neve ed ancora neve, fiumi che compaiono e scompaiono sotto il manto bianco e alla fine, dietro l’ultima collina il lago di PianBoglio .
La sua bellezza così delicata ed immersa nel silenzio e’ però sovrastata dallo spettacolo del blu oltremare lago Devero ghiacciato che ci siamo lasciati alle spalle.
Dopo le fotografie per immortalare l’arrivo all’obiettivo, la fame assale: salame, panini, mela col limone, biscotti e caffè caldo fatto al momento dalla guida super organizzata.
Nella pausa ci sta anche una dormitina senza farsi mancare una bella russata….
Al ritorno il passo e’ più spedito, abbiamo attraversato il costone di neve con un ritmo più veloce quasi come se le gambe fossero degli ingranaggi di un orologio perenne.
Quasi arrivati alla piana Devero incontriamo due camosci che sgambettano poco più distante dal sentiero. E’ strano pensare che noi uomini facciamo così tanto baccano quando camminiamo, ormai abituati a sentire e a creare rumore in tutte le forme. Se dovessimo cacciare per vivere moriremmo di fame…
Dopo un larice centenario , dove tre persone non bastano per abbracciarlo, siamo arrivati alla piana Devero alle 18:30 ancora in tempo per osservare la bellezza dei riflessi del sole sui ruscelli e sui muri delle casette tradizionali appena costruite, così perfette nei dettagli che sembrano finte.
Personalmente l ‘ escursione è stata fonte di molti spunti “naturali” che ho usato per pensare a concetti molto più ampi che si inseriscono nella vita di tutti i giorni come la concentrazione, il fare silenzio, l’accorgersi di quei particolari che possono cambiare i punti di vista e molto altro. Sicuramente è stato molto piacevole stare in compagnia e la sensazione dell’aiutarsi a vicenda che molte volte manca.
Dalia

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